EXP. 002 Field note
Miniera Torgola
Ci sono luoghi che visiti e luoghi che, in qualche modo, ti raccontano qualcosa.

Ci sono luoghi che visiti e luoghi che, in qualche modo, ti raccontano qualcosa.
Il 17 maggio la sveglia è suonata poco dopo le sei. Doccia calda, rapido check dello zaino, profumo, scarpe e si esce. Noah mi stava già aspettando.
Mesi prima mi aveva detto di conoscere un posto che meritava di essere esplorato. Dopo mesi trascorsi a incastrare gli impegni, finalmente stavamo entrando in autostrada, direzione: Brescia. Poco meno di due ore e la strada comincia a farsi sempre più stretta e scoscesa, la fitta vegetazione della Val Trompia sembrava chiudersi su di noi.
Poi, dietro una curva, spunta questo colosso rosso di acciaio e cemento. La Torgola. L'insospettabile che ha attirato i ricchi investitori d'oltre oceano, la cava che ha dato da mangiare a centinaia di famiglie per secoli, oggi in rovina, destinata a cedere sotto il suo stesso peso.
Parcheggiamo, freno a mano, fotocamera, torce. "Andiamo?" "Andiamo."
Pensavamo sarebbe stata un’esplorazione come tante altre. Ci sbagliavamo. Appena entra., nascosto dalla fitta vegetazione vediamo un arco nero scavato nella roccia. "Entriamo?" "Entriamo."
Le torce illuminano travi di legno gonfie d’umidità, piegate sotto il peso di una montagna che da decenni continua silenziosamente a premere sopra di loro. “La montagna ha retto fino ad ora. Facciamo in modo che non stesse aspettando noi per crollare.” Usciamo.

Ruggine, polvere, vetri roN. Macchinari enormi immobili da anni. Rami che entrano dalle finestre e si arrampicano sulle strutture, come se il bosco avesse semplicemente aspettato che l’uomo se ne andasse per cominciare a riprendersi tutto.
Un vecchio nastro trasportatore attraversa l’impianto. Solo che invece di uscire dalla montagna… ci entrati
Lo seguiamo.
Il passaggio diventa così basso che dobbiamo metterci in ginocchio e strisciare nel fango. Dopo qualche metro il soffitto finalmente si apre sopra le nostre teste. E quando riusciamo ad alzarci capiamo dove siamo fini.. Buio. Quello vero. Quello in cui spegnere una torcia significa non riuscire più a vedere nemmeno le proprie mani.
Scendiamo ancora.
5, 10, 15, 20 metri. L’aria diventa più fredda. L’umidità entra nei ves... Dal soffitto pendono vecchie catene, quasi fossero stalaN. antropogeniche. Entriamo nell'ennesimo cunicolo, che dopo poco si riapre.

Ai nostri piedi 15 centimetri d'acqua, totalmente immobile. Immersi e arrugginiti scorgiamo due binari. Davanti a noi, invece, il pavimento semplicemente non c’è più. Restano le rotaie sospese nel buio.
Non sappiamo quanto sia profondo quello che abbiamo sotto. “Se è allagato almeno non possiamo cadere nel vuoto.” “Che sollievo.”
Passiamo.
Un piede su una rotaia. L’altro sull’altra. Poi, nel silenzio della montagna, sentiamo qualcosa. Una voce. Ci fermiamo.
“L’hai sentita anche tu?”
Prima di capire da dove provenga, dal fondo della galleria compare un quadratino di luce, al centro una piccola ombra alza un braccio. Un anziano pescatore. “Salve!”

Non credo esistesse un modo più assurdo di incontrarsi. Gli raccontiamo perché siamo lì. Gli dico che sono un fotografo, che siamo venuti per provare a raccontare quello che rimane della miniera.
Lui guarda quelle strutture con occhi diversi. Per noi sono una scoperta. Per lui sono memoria.
"Mio padre lavorava qui. Mio zio lavorava qui. Vengo qui a pescare per ricordarmi di loro."
E improvvisamente tutta quella ruggine cambia significato.
Perché per secoli dalla Torgola non sono usciti argento, piombo, zinco e fluorite. Sono usciti gli stipendi che mettevano in tavola il pane a centinaia di famiglie.
Dietro ogni gradino consumato c’erano scarponi che lo avevano percorso centinaia di volte. Dietro ogni macchina arrugginita c’erano mani. E dietro quelle gallerie che avevamo appena attraversato, c'erano uomini che entravano nella montagna all'alba e uscivano dopo il tramonto negandosi la luce pur di mantenere le proprie famiglie.

Nel 1999 la Torgola chiuse.
I macchinari si fermarono. Le gallerie rimasero vuote. Il bosco cominciò lentamente a tornare.
Noi, ventisette anni dopo, siamo entrati pensando di fotografare una miniera abbandonata. Ne siamo usciti con una storia. La consapevolezza che un luogo non smette di vivere quando le persone se ne vanno. Continua in ciò che hanno lasciato.
Nei raccon.. Nei figli. Nei nipo..
E qualche volta persino in un vecchio pescatore incontrato per caso dall’altra parte di una montagna.
📍 Miniera Torgola, Collio, Val Trompia 📷 17 maggio 2026
